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Ciao, sono Alex Morlini e oggi faccio il Digital Innovation Manager, non l’ho sempre fatto e probabilmente non lo farò a lungo. Mi hanno chiesto di spiegare in maniera semplice e simpatica questo articolo, ti posso garantire che c’ho provato 🙂

INTRODUZIONE

Da un punto di vista burocratico, esistono molte fonti online che rispondono alla domanda Come diventare un Digital Innovation Manager da un punto di vista burocratico. Esistono molti meno articoli che spiegano Come Essere un Buon Digital Innovation Manager, e in generale non ne esistono su Come Diventare un Buon Digital Innovation Manager. Ci sono varie spiegazioni a questa mancanza, ecco un elenco incompleto:

  • non esiste una scuola
  • 8 anni fa non esisteva questo ruolo
  • non ci sono due aziende che hanno lo stesso mansionario per questo ruolo
  • molte persone non sanno nemmeno che esiste o peggio che ne hanno bisogno

Infatti di Digital Innovation Manager ce ne sono 9000 già registrati in italia presso il MISE, questo vuol dire, probabilmente, che ce ne siano molti di più già operano sul territorio, magari senza farsi chiamare così.

COME

Io per arrivare a ricoprire questo ruolo ho fatto molti lavori variegati, ma soprattutto mi sono dovuto interfacciare con molte persone che hanno compiti diversi in azienda ed è proprio questa la principale differenza che reputo ci sia tra un Digital Innovation Manager e gli altri Manager dell’azienda (sempre se ci sono Manager in azienda, magari ne parliamo un’altra volta)

Non rimproverate il vostro IT per non essere moderno o per essere un ostacolo all’innovazione, sta solo facendo il suo lavoro, cioè sta cercando di preservare il normale funzionamento delle cose (produttivitĂ  di tutta l’azienda) sul breve periodo. Ha ragione lui, spesso una modifica che viene reputata insignificante si porta dietro un butterfly effect che crea tsunami in un altro reparto (o nel tuo quando vorrai cambiare nuovamente le cose, certe scelte non sono reversibili), spesso questa è anche una scusa per la paura dell’ignoto e quindi, cosa fare? smettiamo di punire il fallimento (impegnando quelle energie nel mitigare il rischio) e abilitiamo il coraggio.

Ora seguitemi in questo ragionamento un po’ arzigogolato e sopportatemi, credo che le parole siano importanti:

  • Il coraggio ha molte definizioni, serve la paura per essere coraggiosi, serve la conoscenza per avere paura. Quindi una persona coraggiosa è una persona che sa cosa rischia e decide comunque di agire.
  • Com’è possibile sapere cosa si rischia quando si fa innovazione? Non lo si può sapere, possiamo avere speranza verso l’opportunitĂ  di miglioramento

E qui veniamo al principale punto che credo sia quella cosa che differenzia un innovatore (digital e non) da un altro ruolo paragonabile: la gestione del cambiamento.

Infatti si stima che, per un progetto aziendale, se si impegna il 30% dele risorse (tempo e soldi) per progettare e attuare un cambiamento in un’organizzazione le probabilità di successo del progetto aumenta di almeno 3 volte.
La prima volta che ho sentito questa statistica mi sono chiesto: cosa vuol dire gestire il cambimanto? Ovviamente la risposta non è semplice (farlo spesso lo è) e si articola su tanti ambiti del sapere umano che sfociano in soft skill come: leadership (non poteva mancare), visione strategica (parola abusata in tantissimi ambiti ma, presuntuosamente, non in questo), creatività, curiosità, storytelling, intelligenza emotiva, etc..

Cosa ci dice tutto questo? A mio avviso ci dice che il Digital Innovation Manager o chi si occupa di gestire un cambiamento è sostanzialmente una figura che rompe le uova nel paniere per ottenere qualcosa di diverso.

RACCONTO

Proviamo a seguire questo esempio culinario: la Frittata alla DIM

Immaginate di essere dei cuochi, anzi degli chef che fa più figo, e che siete famosi per fare delle frittate buonissime. Vi mettete d’accordo per fare una frittata a casa di amici, entrate quindi per la prima volta insieme al padrone di casa in cucina (azienda), subito chiederete dove sono gli ingredienti e gli strumenti  per fare una frittata (coltelli, padella, fornelli, uova, cipolla e sale). La cosa più importante in questa fase è ascoltare, ascoltare le informazioni che sta cercando di passarti e memorizzarle, ascoltare anche il tono e l’umore con cui te le spiega e le aspettative che ha il padrone di casa. Prima ancora di fare domande tecniche (esempio dove sono altri strumenti o ingredienti che avete intenzione di usare) chiedete chi sono gli ospiti della cena (stakeholder) quando si vuole mangiare (tempi desiderati di consegna del progetto) e se è mai stata creata una frittata in quella cucina (quando e da chi) e infine cosa ha promesso agli ospiti (il risultato necessario), nel nostro esempio: la Frittata.

Da queste semplici domande potete capire qual’è il vostro margine di manovra e iniziate a pensare se esiste un modo per fare il lavoro (se vi chiedono di fare una frittata tra 1 minuto conviene spendere quel minuto per far cambiare idea o abbandonare la casa).
Ora che vi siete fatti un’idea di come portare a casa il risultato è molto importante prendere confidenza con le materie prime e gli strumenti (le risorse a disposizione) e passare alla seconda valutazione: quello che ho pensato riesco a farlo con quello che ho?

La risposta è quasi sempre no, anzi è sempre no perché se fosse diversamente vuol dire che quella cucina era pronta a fare una frittata e non serve uno chef per farla. Nel 100% dei casi quindi c’è sempre qualcosa da aggiustare: affilare un coltello, cambiare una bombola, buttare una cipolla o andare a comprare delle uova.

Questo che stimo facendo è un’analisi dello scenario AS-IS (situazione che si desidera cambiare) per capire cosa serve per lo scenario TO-BE (situazione dopo il periodo di cambiamento). Qui come i migliori chef bisogna essere precisi e intransigenti perché la leggerezza si paga cara, allo stesso tempo la padronanza della tecnica e il pensiero laterale sono delle armi importanti per riuscire nell’impresa di fare una frittata.

Infatti ci accorgiamo che le uova una volta aperte non hanno un bel colore e che non abbiamo un coltello abbastanza affilato o peggio, non ci sono coltelli!

 Se siete veramente i più bravi creatori di frittate non vi farete demoralizzare da una situazione difficile o comunque che esce dalla situazione accademica (chiamiamola perfetta), sicuramente inzierete a cercare di capire come portare a termine il vostro compito e ci sono diverse strade: analizzare se ci sono altri metodi noti per produrre una frittata, inventarvene uno nuovo, negoziare l’acquisto di quello che manca, negoziare la frittata stessa (per esempio proponendo un uovo all’occhio di bue). Diciamo che con impegno e creatività c’è sempre qualcosa che si può fare prima di annullare la cena, che è pur sempre un’opzione negoziabile.

Qui siamo nelle fasi iniziali e stiamo gestendo il progetto, la caratteristica di un innovatore è proprio la capacità di allontanarsi dalla quotidianità con tutti i suoi rituali, immaginarsi un futuro possibile e poi negoziare come “mettere a terra”, cioè cosa fare e come per ottenere il risultato (o avvicinarsi ad esso).

Siamo al punto che abbiamo individuato una strada percorribile e il padrone di casa l’ha accettata. A questo punto partono due progetti distinti e intrecciati: fare la nuova frittata (progetto innovativo) e preparare gli ospiti a qualcosa che non si aspettano (gestione del cambiamento). l’insieme di questi due sotto progetti formano il progetto principale: la frittata alla DIM.

In questo articolo vi risparmio tutte le metodologie di gestione di progetti innovativi e di gestione del cambiamento per un semplice motivo: sono tante parole, tanti se, e il giorno stesso in cui lo pubblico risulterebbe incompleto e desueto.

IN SINTESI

Credo sia più interessante sottolineare alcuni aspetti di questa vicenda e lo farò sotto forma di regole a costo di risultare banale:

  1. ogni progetto innovativo deve prevedere delle risorse (persone, soldi, materiali) per la gestione del cambiamento
  2. oltre che essere innovativi bisogna farsi investire di questo ruolo da tutti (cliente, a tutti i livelli organizzativi, e stakeholder)
  3. senza le risorse non si fanno i progetti, si rimandano
  4. “Improvvisare, adattarsi, raggiungere lo scopo!” Clint Eastwood –
    Sergente Gunny Highway 1986
  5. se il progetto è semplice per voi non è detto che lo sia per chi ve lo chiede
  6. se non c’è un cambiamento forte non stai facendo innovazione
  7. il risultato atteso, che chiameremo obiettivo, deve essere almeno SMART (meglio SMARTEST o SMARTER)
  8. le competenze non si improvvisano e tra le competenze è necessario saper improvvisare
  9. non esiste un modo giusto per fare quello che stai facendo
  10. serve molta stabilità emotiva in quanto un progetto innovativo è, per definizione, ad alta incertezza
  11. studiare e tenersi informati in molteplici branche del sapere umano
  12. “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.” Lucio Anneo Seneca

Se sei arrivato fino a qui per me sei un eroe contemporaneo, molte delle persone che conosco non avrebbero letto un articolo così lungo (se hai letto solo le frasi vicino ai grassetti sei uno di loro). Ti ringrazio per aver dedicato del tempo a questi miei pensieri, se li ritieni interessanti condividi il link sui social usando gli hastag #cnadigitale #alexmorlini e ne scriverò altri.

Ti voglio lasciare con qualcosa di mio, una frase che mio padre ha sempre usato per giustificare lo status quo fin da quando ero piccolo:

“In Italia non c’è nulla di più provvisorio del definitivo e nulla di più definitivo del provvisorio”

un saluto ai colleghi di CNA Digitale dal vostro *issimo